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martedì 19 aprile 2011

Assignment 3: Da Orwell ubriaco agli ortaggi

Ma Orwell de “la fattoria degli animali” e di quel geniale capolavoro che è “1984”?
Ecco esattamente cos’ho pensato appena ho aperto il post per l’assignment 3. per i non addetti ai lavori le premesse a questo commento erano un breve elenco di regole tra cui l’evitare di usare metafore, tagliare parole o usarne di più brevi se possibile, scacciare gli inglesismi o le forme passive. Ora Orwell è indubbiamente un genio ma probabilmente era sbronzo: ha scritto romanzi composti da un’unica grande metafora, ha citato la riduzione delle parole a “neolingua” per descrivere solo uno degli aspetti di raggiro delle dittature ed ora mi viene a dire che devo spezzettare parole (anzi “tagliarle” che è più breve)??

Detto questo inizio il mio commento.
Prima sensazione: brivido. Ogni volta che si divinizza qualcosa si va incontro a un estremismo: quindi rabbrividisco. È l’inizio della follia.
E divinizzare un’invenzione umana, insomma ridurla a religione, è pericoloso: ogni religione, infatti, necessita di una fede cieca. E se internet fosse un mezzo, invece che un fine? Se non avesse nulla di vivo? Se semplicemente lo usassimo come usiamo un frullatore o la lavatrice?

Mia madre ha imparato da poco a leggere i giornali su internet. Sono fiera di lei, perché ora mi chiama su skype e non si fa il profilo facebook solo perché tanto non la aggiungerei mai agli amici. Però se le chiedessi cosa è realmente indispensabile nella sua vita sicuramente la lavatrice verrebbe prima: mai provato a lavare a mano i panni di un’intera famiglia?

O forse non ho colto il senso delle pagine che ho letto e, si sa, prima di criticare bisogna tentare di capire le ragioni altrui, soprattutto se non si è d’accordo.
Non c’è dubbio che internet sia ormai parte di noi. Andare in un luogo senza copertura significa sentirsi isolati dal resto del mondo: vero! Ed è indubbio anche il fatto che la quantità di “connessioni” e “azioni” compibili pressoché gratuitamente sono innumerevoli. E sono d’accordo anche per quanto riguarda l’inconsapevolezza della maggior parte della popolazione su questa “miniera d’oro”. Insomma perché continuare a mandare sms a 15 centesimi se attraverso il web puoi farlo gratis?
Il problema sta, come ho accennato prima, nella possibilità di compiere l’errore opposto: internet NON VA sostituito alla vita. Stare online non deve sostituirsi allo stare al mondo. Sembra scontato ma ho imparato che non lo è affatto: i social network, i blog, le chat, perfino siti come youtube possono causare una dipendenza malata che va curata. Leggere di ventenni che provano emozioni GRAZIE a facebook mi fa scuotere la testa proprio come quei vecchietti seduti fuori dai bar con i loro “ai miei tempi…”

Non vorrei essere fraintesa: sono d’accordo sull’evoluzione incessante che non riguarda solo le specie come teorizzava Darwin, ma è “di più“, anzi addirittura pensarla come una funzione esponenziale mi ha divertito e fatto riflettere… ma il collegamento feed-ortaggi? Scrivere che mamme e babbi stanno perdendo la conoscenza implicita a CAUSA della scolarizzazione? 
Beh ammetto candidamente che ho alzato il sopracciglio destro ben sopra la soglia di sicurezza… oggi più che mai, con la caoticità e la velocità delle nostre vite, è necessario non perdere di vista “gli altri”, non isolarci: questo è lo scopo di internet, in questo dovremmo concentrare le nostre energie. Combattere la fragilità dei rapporti umani moderni con un mezzo potentissimo, ma pur sempre un mezzo. Internet non è vivo, la rete di connessioni non “cresce”: solo noi siamo vivi. Siamo noi a dover sfruttare internet, non il contrario.

Mi dispiace ho superato il limite massimo di parole. Ebbene sì, sono una sovversiva (scolarizzata).

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